Franchising, perché NON aprirne uno

franchising

State pensando di acquistare un franchising? Ci sono buone probabilità che qualcuno vi abbia suggerito di farlo, proprio mentre state pensando di aprire un’attività in proprio. Altrettanto buone sono le possibilità che conosciate qualcun’altro che invece ve lo ha sconsigliato vivamente. Per chi non ha familiarità con il concetto, ecco un veloce riepilogo: il McDonald è un franchising, così come lo sono KIKO, OVS Industry, Librerie Mondadori — l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ogni volta che mettete piede in un negozio che potete trovare in qualsiasi altra parte d’Italia, al 90% siete entrati in un’attività gestita in franchising.

Chiunque può acquistare in franchising, spesso spendendo migliaia di euro per aprire un negozio come Bottega Verde, RossoPomodoro, Vodafone e così via. Il franchisee — o affiliato — poi paga una commissione di ingresso (fee) e una percentuale sul fatturato. Ciò che rimane alla fine della fiera determina il guadagno dell’acquirente. Questo riassume molto in breve che cosa sia un franchising. Come potranno avervi illustrato i vostri colleghi e amici, ci sono buoni motivi per aprirne uno, ma ce ne sono diversi altrettanto validi per non farlo.

Prima di tutto l’azienda di franchising solitamente controlla cosa vendete e come vi muovete. Questo potrebbe limitare seriamente la possibilità di prendere decisioni in maniera autonoma. Se avete uno spirito imprenditoriale molto spiccato e vi piace fare di testa vostra, potreste trovarvi in serie difficoltà nel seguire le direttive della compagnia di franchising e attenervi alle restrizioni concordate. Inoltre, ricordate che se non vi attenete al manuale operativo o non riuscite a raggiungere i ricavi di vendita concordati, o ancora non rispettate gli standard richiesti, potreste perdere l’attività e subire una significativa perdita finanziaria.

In un certo senso, l’impresa non è mai vostra. Pensatela come l’acquisto di un lavoro, con la differenza sostanziale che se fate successo otterrete profitti extra (ma con molti meno diritti). La popolarità dei vari brand va e viene, cambiando molto nel corso del tempo. Se l’attività ha esito negativo, finirete per pagare una tassa di concessione per un nome inutile. Se acquistate un franchising in declino, il vostro investimento potrebbe risentirne gradualmente. In definitiva, sarete sempre dipendenti dal successo e dall’impegno del franchisor e la vostra redditività potrebbe essere gravemente colpita da un calo di interesse verso il marchio.

Non dimenticate che la compagnia potrebbe decidere di apportare delle modifiche al vostro rapporto, ad esempio riducendo la zona per cui avete l’esclusiva oppure modificando la qualità del prodotto o del servizio offerto. La possibilità di ritrovarsi impelagati in una serie di beghe burocratiche è piuttosto reale, così come non è da escludere persino quella non troppo remota di una complicata battaglia legale. Ultimo ma non ultimo svantaggio nella lista, è il rischio legato alle scarse prestazioni degli altri affiliati dello stesso brand. Se i vostri colleghi non fanno bene il loro lavoro, il cattivo passaparola potrebbe influenzare seriamente il rendimento generale dell’attività.

Come vedete,  ci sono diversi svantaggi derivanti da rischi che sono in gran parte fuori dal vostro controllo. Questo dovrebbe indurre a valutare bene con un commercialista o con un esperto del settore tutte le variabili prima di gettarsi a capofitto nell’apertura di un’attività di questo tipo. Le possibilità di successo sono palesi e il franchising rappresenta una concreta opportunità per chi voglia avviare un’impresa, ma non bisogna sottovalutare l’altra faccia della medaglia.

– Chiara Di Giovannantonio –